UTMB Mont-Blanc

In vista dell'UTMB Mont-Blanc, Amazfit svela le strategie di allenamento degli atleti top

Foto di Amazfit

 Oltre 170 chilometri, 10.000 metri di dislivello positivo, una notte intera sul percorso e quasi un giorno di sforzo senza dormire. Sono le condizioni che attendono gli atleti al via dell’UTMB Mont-Blanc, in programma l’ultimo venerdì di agosto.


Tra i favoriti figurano Ruth Croft, vincitrice dell’edizione 2025; Ben Dhiman, secondo lo scorso anno; e Rod Farvard e Martina Valmassoi, vincitori della Trail 100 Andorra by UTMB dello scorso giugno.


Supportati dalla tecnologia sportiva di Amazfit, i quattro atleti hanno condiviso i principali dati della propria preparazione e raccontato come intendono affrontare la gara intorno al massiccio del Monte Bianco.


iù spazio al potenziamento muscolare negli allenamenti


Rispetto alla scorsa stagione, gli atleti Amazfit hanno dedicato maggiore attenzione agli allenamenti complementari. Tra luglio e l’inizio di agosto, il lavoro di forza ha rappresentato almeno il 20% della loro preparazione complessiva.


L’equilibrio tra forza e resistenza nella preparazione degli atleti per l’UTMB Mont-Blanc è stato monitorato attraverso Training Balance, una soluzione introdotta recentemente sullo smartwatch sportivo per la corsa in montagna Amazfit Cheetah 2 Ultra. La funzione consente agli atleti di analizzare ogni allenamento in termini di forza e resistenza. Dopo ogni sessione, è possibile regolare il livello di affaticamento sulla base delle proprie sensazioni. In funzione degli obiettivi impostati dall’atleta, gli strumenti indicano quali tipologie di allenamento svolgere nei giorni successivi.

 

A luglio Ruth Croft si è allenata fino a 22 ore alla settimana, includendo due sessioni di forza. Dopo i problemi fisici affrontati alla vigilia dell’edizione 2025, quest’anno la neozelandese arriva a Chamonix con una preparazione più regolare.

«Io e il mio allenatore abbiamo deciso che non fosse necessario modificare radicalmente la preparazione. Quello che stavamo facendo produceva risultati e funzionava bene. Tuttavia, questa volta abbiamo scelto di dedicare maggiore attenzione al potenziamento muscolare. Questo lavoro mi ha resa sensibilmente più forte e maggiormente capace di gestire il carico di allenamento. La scorsa stagione, a un mese dall’UTMB, stavo affrontando diversi problemi, tra cui un infortunio all’anca. Nel 2026, invece, sta andando tutto bene. Il mio allenamento è stato molto costante e mi avvicino alla gara davvero soddisfatta della mia condizione», racconta Ruth Croft.

 

Anche Martina Valmassoi ha inserito due sessioni settimanali di forza, oltre ad accumulare circa 9.000 metri di dislivello positivo e fino a 20 ore di allenamento alla settimana.

 

«A causa di alcuni infortuni cronici e degli errori commessi in passato, ho dedicato più tempo al potenziamento muscolare senza aumentare il volume della corsa. Sarebbe stato troppo rischioso per il mio corpo», aggiunge Martina Valmassoi.

 

Il maggior volume di allenamento della carriera di Ben Dhiman


Ben Dhiman, che vive e si allena sulle Alpi francesi, ha mantenuto fino a due sessioni di forza alla settimana, aumentando però il volume della corsa fin dalle prime fasi della stagione.

«La struttura della preparazione è simile a quella dello scorso anno, con tre blocchi consecutivi di cinque-sei settimane. Dall’inizio dell’anno, tuttavia, mi sto allenando più di quanto abbia mai fatto nella mia carriera», afferma Dhiman.

 

Il runner statunitense ha totalizzato 107 ore di allenamento a gennaio, 95 a febbraio e 105 a marzo. Negli ultimi tre mesi, il suo volume è aumentato del 30% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le sessioni ad alta intensità sono state ridotte del 50%.

 

A luglio ha raggiunto circa 12.000 metri di dislivello positivo alla settimana, alternando uscite in montagna di cinque-sei ore, corse collinari, sessioni facili in pianura e allenamenti in salita sul tapis roulant.

 

 

Strategia di gara e metriche fondamentali


Dopo il nono posto del 2025, Rod Farvard ha dedicato l’intera stagione al ritorno all’UTMB Mont-Blanc e intende adottare una strategia aggressiva fin dalle prime fasi.

«Voglio correre con decisione e rimanere con il gruppo di testa che si formerà nelle prime fasi della gara. Sono pronto. Non ho paura né della sfida né delle possibili conseguenze di questo approccio», afferma Rod Farvard.

 

«Durante la gara farò affidamento su diverse metriche particolarmente importanti per me. Sullo schermo del mio Amazfit Cheetah 2 Ultra controllerò principalmente la distanza, il passo, l’altitudine, il dislivello positivo e la frequenza cardiaca. Anche la mappa con la navigazione sarà estremamente utile su un percorso lungo più di 170 km», aggiunge l’atleta.

Martina Valmassoi, che prevede invece una partenza più prudente per conservare energie e forze nella seconda metà della gara, imposterà sul suo Cheetah 2 Ultra anche un promemoria che le ricordi di assumere un gel o mangiare ogni 30 minuti.


 

Avere un piano, senza seguirlo rigidamente


La sfida più grande per gli atleti impegnati nell’UTMB Mont-Blanc potrebbe non essere rappresentata dall’elevato numero di salite o dai 10.000 metri complessivi di dislivello, ma dai rischi legati ai cambiamenti meteorologici improvvisi e imprevedibili. Proprio questo è stato uno dei motivi che lo scorso anno hanno spinto molti runner al ritiro.

«Le esigenze nutrizionali cambiano con la temperatura. Seguire rigidamente un piano può portare ad assumere troppi o troppo pochi carboidrati oppure a gestire male l’idratazione. Bisogna conoscere il proprio corpo ed essere pronti ad adattarsi in tempo reale», spiega Rod Farvard.

 

Ruth Croft offre un consiglio simile. Pur avendo definito un piano specifico per la gara del 2025, non aveva mai avuto intenzione di seguirne rigidamente ogni singolo elemento.


«Bisogna essere consapevoli che potrebbe arrivare un momento in cui diventa necessario cambiare strategia. È quello che mi è successo sul percorso dell’UTMB Mont-Blanc nel 2025. A Les Contamines ho deciso che il mio unico obiettivo sarebbe stato sopravvivere alla notte», ammette Ruth Croft, aggiungendo: «A volte, la decisione più intelligente consiste nel riconoscere quando è il momento di abbandonare il piano originale e adattarsi a ciò che si ha davanti. Alla fine, quella scelta potrebbe rivelarsi la migliore. Quindi bisogna avere un piano, ma senza innamorarsene troppo».

 

26/08/2026